Guida San Romolo

San Romolo prende nome dal santo che qui dimorò, e che diede il nome alla città di Sanremo.

Oltre a ciò, l’importanza della frazione è relativa alla grande quantità di legname che nel corso dei secoli è stato tratto dai boschi di pino e castagno che la compongono.

Fu nel Medioevo che la sola parte pianeggiante della zona venne completamente liberata dagli alberi per farne un’area in cui depositarvi il legname già tagliato, in attesa di trasportarlo a valle: tale area, ora dismessa, è proprio il prato attorno al quale si è poi sviluppato il paese.

Fino agli inizio del Novecento la frazione attirava decine di taglialegna stagionali, provenienti generalmente dai paesi limitrofi, e stipendiati dal Comune, che rifornivano di legname da riscaldamento le strutture pubbliche sanremesi (ospedale, ospizio, municipio, scuole, eccetera), e procuravano legname da costruzione che veniva commercializzato nella costa ligure o impiegato per realizzare imbarcazioni.

Con il venir meno del lavoro di taglio della legna, il paese ha visto alternarsi periodi di relativo splendore ad altri di completo abbandono. Tra il 1936 ed il 1981 il paese è stato parte del percorso della Funivia Sanremo-Monte Bignone: in particolare, all’epoca della realizzazione, tra la stazione di San Romolo e quella capolinea di Monte Bignone vi era il tratto sospeso tra due piloni più lungo d’Europa, circa 1700 metri. La località, infatti, era considerata adatta per curarsi dalle malattie respiratorie (grazie alla purezza dell’aria), e con l’introduzione della funivia si riusciva in meno di mezz’ora a raggiungere il paese.

Sempre in quell’epoca venne istituita dal regime fascista una colonia estiva(mantenuta, in altre forme ed in maniera discontinua, fino ad oggi), mentre negli anni cinquanta, con il boom del turismo di massa, venne costruito un albergo, che chiuse però dopo circa vent’anni, ed aperto un ufficio postale, anch’esso soppresso negli anni settanta.

La chiusura della funivia, infine, coincise con un declino che, solo con l’ingresso nel XXI secolo caratterizzato da una mutata consapevolezza ambientale e naturalista, sembrerebbe avere avuto una battuta d’arresto. Il paese è entrato a far parte del Parco, e sono sorte nuove attività legate allo sfruttamento delle peculiarità naturali del territorio.